03Metodo

Capire l’amaro

L’identità di un amaro si legge nell’equilibrio fra materia botanica, dolcezza e alcol. La nostra ricerca parte da una scelta: dare spazio alla yerba mate.

2 min di lettura

Yerba mate trinciata, foglie e palo

La parola “amaro” suggerisce un gusto, ma contiene molte possibilità.

Una ricetta può costruirsi intorno a radici, foglie, scorze, spezie. Può cercare un carattere erbaceo, agrumato, balsamico o tostato. Può intrecciare molte botaniche oppure concentrarsi su una sola.

Per orientarsi in questo panorama, vale la pena partire da una domanda: che cosa rimane riconoscibile nel bicchiere?

Leggere il lavoro artigianale

L’artigianalità acquista significato quando si traduce in scelte precise.

Quale materia viene selezionata? Come viene lavorata? Quale equilibrio cerca la ricetta? Che ruolo hanno il tempo, la dolcezza e l’affinamento?

Sono domande utili per conoscere un prodotto senza fermarsi alla sua etichetta.

Anche il numero degli ingredienti racconta solo una parte del lavoro. Una ricetta complessa può trovare grande chiarezza; una ricetta essenziale richiede altrettanta precisione.

Una botanica protagonista

Amaro Yerba è un amaro monobotanico: la yerba mate argentina è l’unica botanica protagonista della ricetta.

Questa scelta concentra la ricerca sul carattere della pianta e sul modo di renderlo leggibile.

Il metodo comprende un’infusione a freddo in alcol agricolo di frumento e un successivo affinamento in rovere. Il prodotto viene imbottigliato attraverso decantazione naturale, senza filtrazione.

Materia, estrazione e affinamento concorrono alla forma finale dell’amaro.

Il ruolo della dolcezza

Lo zucchero partecipa all’equilibrio di un amaro. Incide sulla consistenza, sull’ingresso al palato e sul rapporto fra alcol e amarezza.

Nella nostra lettura, la dolcezza deve accompagnare la botanica lasciandole spazio.

La ricetta di Amaro Yerba utilizza zucchero. Il risultato viene descritto attraverso un’apertura speziata, sfumature di miele e un’amarezza che richiama le foglie di tè.

Al naso emergono note vegetali, terrose, di fieno e tabacco. Nel finale, i richiami al legno tostato e alle erbe prolungano la lettura del sorso.

Sono descrittori sensoriali: aiutano a raccontare ciò che si percepisce, senza indicare ingredienti aggiunti.

Dal fine pasto alla miscelazione

Liscio, Amaro Yerba permette di seguire il profilo della botanica con pochi elementi intorno. Trova così il proprio posto nel rito italiano del fine pasto.

In un cocktail, quel profilo entra in relazione con altre materie.

La miscelazione richiede una nuova misura: capire quanta amarezza introdurre, quale dolcezza bilanciare, quanto spazio lasciare agli altri ingredienti.

La yerba mate può diventare un tratto riconoscibile della composizione, capace di contribuire al gusto anche oltre il primo sorso.

La nostra idea di equilibrio

Cerchiamo un amaro in cui la materia abbia una voce chiara.

Un prodotto da conoscere liscio e da esplorare in miscelazione, attraverso usi diversi che ne mantengano riconoscibile il carattere.

Il lavoro comincia dalla pianta. Nel bicchiere, quella scelta deve poter essere percepita.